giovedì, luglio 09, 2009 | in : inside

La forza del pensiero è assoluta. Pensiero inteso come mente, come apparato complesso di emozioni e logica, di questioni, desideri, riflessioni. Se e quando riesco a  portare una calma gioiosa in questo luogo, allora c'è una bella luce attorno a me. Le inquietudini si placano; mi accorgo, senza possibilità d'inganno, che sono molto più libera dall'angoscia di quanto non sia disposta generalmente a credere. La vita, i suoi accadimenti, quelli fortuiti e quelli provocati dalle nostre scelte, non è quieta. Anzi, somiglia spesso ad un mare agitato e caotico. Ma si può tentare di arrestare almeno dentro di sè quel flusso caotico, transitorio, cnfuso. Lasciare dentro di sè una possibilità contemplativa di silenzio ed accettazione. Ciò che viene e ciò che perdiamo come una naturale corrente. Basta lasciarsi attraversare, senza opporsi. Allora trovo momenti di pace, brevi, fugaci, ma li trovo. Me ne provo l'esistenza e questo mi motiva a cercare ancora, ancora, ancora.

val.angel @ 12:44 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
lunedì, luglio 06, 2009 | in : amore, inside
L'importanza di un nome, un battesimo a qualcosa che, stranamente, sembra arrivare ad esistere solo a partire da quel momento. Se tu mi dai un nome, io da allora esisto. Ciò che tu nomini diventa vivo e, poichè da te nominato, diventa tuo. E tua l'ombra fresca nel cuore. Tuo l'angolo segreto. Tuo il fiore caduco. Tuo il silenzio se tu non parli. In uno spazio infinitamente piccolo, infinitamente audace, infinitamente perso. I nomi creano le cose, le cose se perdono i nomi, tornano in mano a Dio. I nomi che diamo ci fanno veste per le strade. Più nomi più vesti. Poi un giorno trovare ombra sotto un sicomoro. Acqua a bagnare terra e radici e silenzio a riposare un cuore, finalmente, senza più un nome. Libero perciò. Libero. Anam. Divino presente. Silenzioso alle ridondanze. Pieno del vuoto di sè. Amore taciuto. Amore scordato. Linea presente tra il cielo ed il cuore. Possibilità di amare di più e desiderare di meno. Dimentico e così cammino.
Amo.
val.angel @ 11:25 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
lunedì, giugno 22, 2009 | in : amore, inside
Ogni passo che faccio porta il segno di un nuovo apprendimento. Ogni orma lasciata è, impercettibilmente o meno, diversa dalla precedente. Sei il mio signore delle orme, sei la mia direzione ottusa, il mio senso dell'orientamento ubriaco e doveroso. Non posso pensare di calcare strade lontane oggi. Non posso credere di smettere di affondare i miei denti pallidi nella polpa rossa della vita. Proprio perchè l'ho vista quando impallidisce prima di spirare via, proprio perchè "la malattia sa essere crudele".
Così non importa che un'età matura si porti dietro immature scelte. Chi può pensare ad un errore quando semplicemente scegli di correre braccia al vento. Sapore salino sulle labbra. Determinato palpito del cuore.
Io ho volato sopra abbandoni, sopra rinunce, sopra incalcolabili conseguenze e marosi. Ogni volta si trova, necessariamente, obbligatoriamente, banalmente, la maniera di sorridere. Anche quando il sorriso assomiglia più ad una bieca smorfia. Anche allora testimonia la capacità di rialzare se stessi, a volte rialzare anche l'altro. Finchè sarò capace di specchiarmi e riconoscermi. Finchè sarà palese a me la mia stessa sostanza, finchè condivisibile e tenero sarà lo sguardo non smetterò di procedere. A chi amo, a chi no, a chi comprende, a chi no, a chiunque ascolti do un'unica opportunità: provare a sentire con il mio cuore e poi il tempo di pensare.
Perchè capire è importante ma sentire è fondamentale.
Namaste
val.angel @ 23:00 | commenti (popup) | commenti
domenica, giugno 21, 2009 | in : amore, inside
Completamente spezzata.
Dalla vita, dalle figure che ha composto davanti ai miei occhi e che non ho potuto evitare di guardare. Spezzata da te che non sei nemmeno l'ombra pallida di ciò che eri. Consumato fino a sbriciolarti e noi intorno senza poter far nulla. Consumata da te che ho cercato, ho voluto vedere. Forse anche forzando gli eventi che avrebbero potuto scivolare altrimenti. Ed ora ho parole in gola che non posso dire, emozioni in pancia che non possono uscire e con tutto questo io cado a terra. Stramazzo di peso insostenibile, di salvezza che non riesco a vedere. Di un domani che non so immaginare se non doloroso. Che idiota! Un tuffo carpiato dentro una vita che portava solo il nome di "problema". Perchè scegliere di nuotare, anzichè girare lontano? Ho mollato gli ormeggi verso un mare di burrasca e la vedevo e lo sapevo che stavo per fare una follia eppure l'ho fatta. Irrinunciabile desiderio di farsi male. Di ferire una pelle integra da poco tempo e fragile per questo.
Ancora una volta ho bucato con il punteruolo il mio cuore, dicendomi che è l'unico modo di vivere... ma la realtà, invece, che è un buon modo per morire.
val.angel @ 12:26 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
venerdì, giugno 19, 2009 | in : amore, inside, femmine
Rimangono pochi ciottoli tra me ed il mare...
Un percorso di cinque passi, forse, tra me e la fine, tra me e le paure, tra me e la realtà...
E dei sogni fatti, delle speranze coccolate, dei desideri covati resterà -come sempre- solo un'orma vaga.
Allora camminando incontro al reale, assistendo alla sistematica caduta di tutti i sogni, cercherò comunque di restare in piedi. Io, la mia ombra ed il nostro tenero amore fatto di pieghe e silenziose carezze.
Io aspetterò la fine con timorosa pazienza e tu, chissà, mentirai per non ferirmi.
Resteranno per sempre le mie dita tra i tuoi capelli, i nostri respiri intrecciati, il fremere nella silenziosa stanza.
Il resto è nulla, è fittizio. Il resto è polvere per gli angeli.
val.angel @ 01:15 | commenti (popup) | commenti
lunedì, giugno 15, 2009 | in : amore, inside
Arriverà un giorno in cui gli inganni sarano svelati. Tutti. In primis quelli che architettiamo a nostre spese. Un giorno le vecchie trappole con cui giochiamo a sorprenderci, smetteranno di funzionare. Vedremo l'ingranaggio spoglio e sapremo qual'era il trucco che ci aveva ingannato così a lungo. Quel giorno smetteremmo di vedere tra le cose che esistono cose che non ci sono ma che vogliamo per dare densità al reale. Smetteremo di credere ai bluff della multipla personalità. Smetteremo di trovare richiami ed assonanze là dove sta semplicemente cantando un cardellino. Allora tutto sarà solamente ciò che è e così lo vedremo, e perciò lo ameremo. Sarà ogni cosa splendida solo della sua propria luce. Senza veli, nè vesti, nè falsi nomi. Anzi i nomi potrebbero non esistere più e lasciare così la realtà libera di essere senza dover aderire a preconcetti. Quel giorno la mia anima troverà quiete. Quel giorno sarà lieta la luce come il buio, una parola gentile come una amara. Un amico come la strada solitaria. Quel giorno scoprirò che "Tutto è Uno" e potrò riposare.
val.angel @ 23:40 | commenti (popup) | commenti
sabato, giugno 13, 2009 | in : inside, femmine
Del viaggio quotidiano attraverso se stessi. Del ritrovare antichi modi. Del temerne. Dell'indossarli di nuovo e rimanere stupiti a guardare la propria anima riflessa nello specchio. Nulla è cambiato? Io sono cambiata... tutto quindi è cambiato? Non lo so. Se alle nuove paure rispondo con nuove parole, alle vecchie fragilità, a lezioni imparate e poi dimenticate come rispondere?
C'è un tale caldo in queste notti. Un'aria umida che si srotola sul corpo e ne nasce l'irrinunciabile esigenza di svestirsi e della propria nuda pelle compiacersi. Su questo corpo sempre intatto, sempre unito nelle sue parti, ancora liscio benchè forse cambiato dall'ultima volta che lo guardai con il cuore... sulla pelle del corpo facilmente traccio percorsi profondi. Segrete tracce. Desideri profumati. Peccati? Forse...non so, davvero, profondamente no. Nell'unità mia del corpo con cui sento il mondo, del cuore con cui lo interpreto e della mente che dirime questioni altrimenti incomprensibili, cerco di essere. Nella solidità di ciò che tocco e nella fragilità di ciò che provo cerco di navigare. Che sia un passante o il profeta, ogni momento -ho deciso- ha diritto di esistere con me. Su di me. E non sarà più un male sorridere anche accanto alla tragedia. Perchè una tragedia senz'altro sarà un giorno. E quel giorno scomparirò. Ma fino ad allora, prego, perchè io sia viva e sensibile.
val.angel @ 00:16 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
domenica, maggio 17, 2009 | in : amore, teatro, inside


Così sono passate diverse settimane... chissà come, di nuovo, scorse...
Ci sono stati giorni intensi, dedicati soprattutto al teatro. Sempre. Comunque. In totalità. Ora, in questi giorni, lavoro di nuovo con Jean-Paul che, quando racconta aneddoti, attinge alla decennale esperienza fatta con Peter Brook, e ascoltarlo è sempre davvero un piacere profondo. Lavoriamo molto su Cechov, in una maniera atipica: con ironia. A Jean-Paul piace molto l'amore, la passione e così in scena si mettono scene molto intense. Ci baciamo molto... che meraviglia di mestiere! Stasera a cena Omone mi chiede "Quanti uomini hai baciato oggi?" ed io posso rispondere "Solo uno". E ridiamo insieme. E sapete che l'uomo che ho baciato oggi è davvero molto giovane. Ha 13 anni meno di me... nella vita questo avrebbe procurato qualche grattacapo, no? Invece oggi non lo vedevo. Come, presumo, lui non vedesse me. Che bello. Un bellissimo gioco. Umani al servizio della fantasia. Trasfigurati da ciò che siamo. Diventati altro del tutto. Appassionati solo a quel momento presente. Niente zavorra. Niente pensieri. Nessuna conseguenza. Un bel dono... ha ragione Jean-Paul: gli attori hanno come ruolo sociale il gioco. Gli attori giocano per coloro che non ne hanno il tempo e che, guardando, si nutrono del piacere che vedere quel gioco dona.
Ebbene... ora so giocare, senza remore, resistenze, pudori... Stringo un ragazzo e lo bacio e non penso che ci sia qualcosa in più di ciò che c'è lì: il gioco. E un momento dopo il gioco mi fa essere una zitella triste ed altrettanto liberamente accetto tutto ciò che comporti quello stato senza che minimamente io me ne senta toccata come persona... E come ve lo racconto il piacere che ne deriva? Dove trovo le parole per spiegare quanto ci si sente vivi, liberi, appagati e speciali?
Il teatro, dopo dieci anni di lavoro, finalmente mi disvela i suoi doni. Finalmente ne prendo a piene mani e non faccio resistenze, complimenti o cerimonie... ah no, non mi tiro indietro nemmeno un pò.
C'è profondità e densità nella vita di chi è in grado di stare nel suo presente. Senza saltare forzosamente avanti e indietro sulla linea del tempo... perchè poi il tempo è un pensiero, la realtà è ora, ora, ora, ora, ora, ora... all'infinito. Solo così non finirà mai, e quando finirà sarà solo un altro ora... Ho riascoltato interviste di Tiziano Terzani. Mi manca. Mi manca il solo sapere che non potrò ascoltarlo più... Mi manca la sua specialissima tenerezza verso il mondo, la natura, gli uomini e la morte... Mi dà coraggio sapere che è possibile aspirare a diventare uomini così. Anche se non lo diventerò... è un cammino da fare... e camminare è il miglior modo di ripetersi "Ora, ora, ora, ora..."
Vi amo.... ora, ora, ora...
val.angel @ 23:56 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, aprile 09, 2009 | in : terremoto
Inizio in punta di piedi a scrivere questo post perchè, lo dico in apertura ed una volta per tutte, non ne ho il diritto.
Vorrei parlare di quello che il terremoto sta causando in me e quindi, per evidenza le frasi precedenti si chiariscono alla luce del fatto semplice che io vivo a Roma e che un tetto sulla testa ce l'ho e che quel tetto non viene giù.
Sono diversi giorni, come raccontano i giornali, che arriva anche qui l'onda lunga di quelle terribili scosse. Veniamo svegliati di notte, ondeggiamo nel buio e ci stringiamo aspettando che passi. Omone viene dalla Basilicata, lui è un terremotato vero. Lui perse la casa e dormì diverse notti all'addiaccio in quel sisma che distrusse Rivello una decina d'anni fa. Il suo sguarda mi ha raccontato meglio di qualunque cosa il crack dell'anima che provoca un evento così.
Conosco l'angoscia purtroppo, quella che deriva dal vivere vicino a chi lotta con una grave malattia. Diventa una compagna sottile e silenziosa, a volte parla più forte a volte meno, ma è sempre con te e ti stanca, ti sfibra. Oggi, non so perchè visto che sono perfettamente consapevole di essere al sicuro, conosco anche il terrore. Anche lui è da giorni incollato al mio sguardo, allo stomaco e al tremore delle mani. Mi vergogno molto di quello che mi sta succedendo, mi vergogno perchè mi sembra un'appropriazione indebita di emozioni altrui.
Stanotte mentre mi giravo nel letto, cercando di riprendere sonno dopo la scossa delle 2.52, pensavo che lo stato d'animo che vivo è simile, secondo la mia immaginazione, a ciò che si prova durante la guerra. Se penso ai racconti dei nonni, dei genitori. A quelle corse notturne nei rifugi, a quello stare fermi mentre cose immense accadono sopra-sotto-intorno. A quel sentirsi piccolo piccolo, come lepre che scappa nel bosco. Al non aver niente da fare, nessuna decisione da prendere. All'aspettare che il fato consumi il suo corso e quindi anche il mio. Che forse dopo sarò ancora lì, che forse invece no.
E come la terra, la mia pancia va in pezzi perchè non riesce a sopportare questa cruda verità: la realtà mi prescinde. Perdo i miei riferimenti, le mie convinzioni, i punti cardinali su cui ho costruito il mio quotidiano. La progettualità diventa una maxi truffa. So che sono reazioni profonde legate a profondi stress, so che l'uomo per sua natura sa rientrare nell'ottica del quotidiano appena passa l'emergenza e riesce così a sanare le ferite.
Ma oggi polvere e calcinacci sono intorno e dentro.
val.angel @ 10:59 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, aprile 02, 2009 | in : amore, teatro
Cosa volete che vi dica? Che finga forse? Beh, probabilmente uno dei pochi aspetti positivi dell'essere un blog ormai in caduta libera di ascolti è quello di poter dire quello che voglio senza dover fare i conti con un eventuale pubblico.
Dopo lunghi mesi di astenìa, di precariato e disoccupazione è da ottobre che ho ripreso a lavorare. Grazie ad inaspettate proposte di lavoro, inattese collaborazioni, colpi di buona sorte e frutti di tentativi il mio amore teatrale è rigermogliato in nuove gemme. Sono felice. Centrata. Ottimista. Mi pare che finalmente il mio antico pudore, la segreta convinzione che io non abbia nulla da dire... si sia taciuto. Oggi c'è la fiorita sicurezza di ciò che ho maturato in termine di esperienze e scelte in dieci anni di attività, quasi 15 di formazione. Ho dovuto camminare un bel pò prima di permettermi il lusso di credere in me. Oggi non posso dire con certezza di essere arrivata ma almeno incomincio a d intravedere la meta. La felicità mi inonda. Il cuore gonfio di aderenza tra ciò che sono e ciò che amo. La capacità di non nutrire livori, invidie, ma di essere pienamente in me, nelle mie scelte, nella mia vita.
Anche se chi amo non può seguirmi, non vuole farlo. E non parlo di Omone, che -meraviglioso cuore innamorato- è sempre vicino a me in una maniera che strazia di tenerezza.
Parlo dei miei genitori, parlo di amici che non possono/vogliono condividere... parlo di colleghi amati che hanno preferito spezzare cammini comuni invece che affronatre difficoltà e limiti personali. A tutti loro, che sono rimasti sulla soglia con lo sguardo interrogativo di chi vorrebbe tenerti con sè, a tutti loro dico che ho superato la soglia. Che sono andata oltre anche senza di loro. Perchè dovevo. Perchè potevo. Ma voglio rassicurarli, ciascuno di loro mi ha portato per un pezzetto a compiere quest'ultimo fatale passo di autonomia. Ciascuno di loro ha involontariamente generato, con il proprio dubbio, la mia volontà e certezza. Perciò li ho portati comunque con me, anche se tacciono. Stanotte è la certezza silenziona di ciò che sono che mi porta a cantare. Un notturno di dolcezza, di certa serenità, di consapevole gioia. Io amo. Amo ciò che faccio. Amo ciò che devo ancora imparare. Amo ciò che sono ed insegno.
Una linea di equilibrio mi attraversa e, finalmente, il mio centro vibra con forza.
val.angel @ 01:40 | commenti (popup) | commenti