
SU... E GIU'... SU... E GIU'...
Capita così che una sera vai al cinema per vedere un film ma fai tardi e ripieghi sull'unico che deve ancora cominciare. Niente contro Aldo Giovanni & Giacomo ma ho sempre preferito vedere i loro film in tv, eppure ieri eccomi in una grande sala buia a vedere "Tu la conosci Claudia?": storia di trenta-quasi-quarantenni e solite crisi sentimentali. La vicenda ruota attorno ad un triangolo (quasi quadrangolo) con sentimenti e pensieri che hanno albergato nella testa di molti di noi. Attorno a me coppiette di adolescenti che approfittavano del buio della sala per lasciarsi andare a momenti "hard" interrotti d'improvviso da scoppi di risa sguaiate... perchè nemmeno un'impennata ormonale regge alle facce di Aldo!! E mi sono ritrovata a pensare a questi ragazzi, ai loro sentimenti acerbi e alla loro convinzione che niente di quanto stavano vedendo li riguarderà mai. A quanto certe parole, semplici semplici ma verissime, fossero per loro delle trovate comiche e nulla più. E un pò li invidiavo. Io che sono a mollo nel brodo emotivo di una trentenne in crisi con se stessa e con le sue scelte. Con ciò che sente e ciò che dice.
Una donna che prova a ricominciare, che salta di nuovo sulla giostra ma che (proprio come sulle montagne russe) continua ad urlare "Chi me l'ha fatto fare?". Un nuovo inizio, un nuovo mondo da conoscere e capire, nuove abitudini da creare... e, ad ogni passo, una vocina impietosa a dirti di lasciar perdere, che non è il caso. Almeno non stavolta. Che è troppo complicato e non ne vale la pena... solo che poi mentre lei dice tutto questo tu pensi che se le cose andassero per il verso giusto allora sì che ne varrebbe la pena perchè potresti sentirti al caldo, potresti sentire la voglia di costruire, di creare, di fermarti in definitiva.
Ma c'è uno zoccolo duro nella mia testolina, una consapevolezza strana che mi fa vedere, Cassandra di me stessa, che non sarà questa la volta in cui mi fermerò. Che non è la sua la faccia sulla quale resterà il mio sguardo. Che non ce la farò a vincere le mie e le sue resistenze. Così, mentre forse dovrei solo lasciar fluire il corso delle cose, mi ritrovo a rotolarmi di notte nel letto spinta e tirata da due forze contrarie che mi chiedono di lottare per conquistare e di lottare per allontanarmi in fretta... Un'irrequietezza di fondo che non mi molla mai, che m'impedisce di vivere la mia quotidianità, che toglie mordente alla mia iniziativa e voglia di fare. Sto combattendo anche questa di battaglia, sto obbligandomi a rinfilarmi nelle attività che finora hanno saputo dare un senso alla mia esistenza. Chè ho capito che mollare la mia vita non è il modo giusto di crearne una nuova. Che la costruzione ha bisogno di mattoni e non di macerie. Che sicuramente c'è un senso in ciò che mi capita, che la difficoltà e la crisi sono un'evoluzione e non solo uno sgambetto del destino.
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