
A volte mi capita di ritrovarmi seduta sul bordo del letto, fermata da un pensiero. Come un lampo, illumina il paesaggio e vedo cose che per lo più vivono nascoste. Un momento in cui il tempo collassa come dimensione, in cui un presente interminabile è l'unico reale tempo e il mio spazio intimo l'unico reale essere vivente. Ma quei momenti sono ancora più preziosi quando guardo in faccia le mie paure. Quei buchi profondi dell'animo, quelle piccole lacerazioni mai ricomposte. Quelle fosse nella sabbia dove necessariamente cado, di tanto in tanto. La paura di non essere abbastanza. La paura di non dare a sufficienza. La paura di deludere. In ultima istanza: la paura di non essere amata. E guardo con attenzione, quasi materna tanto è serena, i mille volti che nelle mie giornate do a quella paura. Perchè può essere un'assonanza, un'immagine fuggente o una parola a farla riaffiorare grazie ad una spontanea associazione d'idee. E non c'è rassicurazione che valga, perchè per quanto mi possano venir dette parole d'amore è al fantasma che ho vestito che parlano quelle parole e non all'essenza vera della mia paura che fatico a vedere, figurarsi a pronunciare. Seduta sul bordo del letto ripesco dal calderone del mio passato momenti fuggevoli di bambina in cui forse quella paura si formò, momenti di imbranata adolescente in cui essa mise radici e momenti più recenti di donna adulta e piena di limiti in cui la mia paura ha preso una definitiva solidità. E annuisco sapendo che non c'è granchè da fare perchè questo è un buco che fonda il mio essere e non un accessorio. Annuisco sapendo che a volte si convive anche con compagnie scomode. Ma d'improvviso mi trovo a pensare che non esiste niente di più profondamente vero ed onesto per un essere umano delle sue paure. Lì non mente, nei suoi limiti non bluffa, nei bisogni non è insincero. La paura, forse, è il nocciolo fondante di quella quercia che chiamo persona...







