
La cosa bella del mio mestiere è che è pieno di declinazioni... voglio dire che "fare teatro" si traduce nel recitare, scrivere, doppiare e pure insegnare. Io, da un paio d'anni, insegno ai bambini delle scuole materne ed elementari e posso dire senza alcun dubbio che è un'esperienza davvero particolare. A parte quella cariolata di ovvietà sull'energia e la trasparenza e l'innocenza (e la crudeltà) dei bambini che tutti sappiamo, oggi mi sono fermata un pò sulle coppie padre-figlio o madre-figlio che vedevo all'uscita di scuola. Avete mai fatto caso passeggiando per il parco ai cani con i padroni? Alla somiglianza? Ecco con le creature è ancora più evidente (mi rendo conto che l'accostamento bimbo-cane non mi farà vincere il premio come "madre ideale" ma abbiate elasticità!!). Sembrava di vedere dei doppioni, solo che la mia ottica era invertita perchè avendo conosciuto prima i bambini e poi i genitori erano questi ultimi a sembrarmi delle copie invecchiate dei primi! E l'effetto è stato più che buffo, insomma la piccina timida e smorfiosetta è graziosa, ma il papà timido e smorfiosetto è esilarante! Avevo come l'impressione che fossero dei bambini anche loro, i genitori, solo che fossero stati imprigionati, con un sortilegio, in un corpo da adulti...
E qui potrei partire con una serie di riflessioni alte, citare la poetica del fanciullino pascoliana o quant'altro, invece vedere quei genitori all'uscita di scuola (soprattutto i padri) mi ha fatto pensare: ma questi signori non lavorano? Io papà lo vedevo solo la sera verso le nove e a scuola andavo e tornavo con un pulmino... Anzi mi sono ricordata di una volta che il pulmino partì senza di me ed io ero nel piazzale della scuola, disperata, credendo che sarei rimasta lì per sempre...
Ecco insomma in definitiva più che insegnare ai settenni mi sa che faccio io un corso per tornare settenne... ora vado a ripassare i balletti di Pinocchio va... Non sia mai domani la maestra mi interroga...







