Tornare siamo tornati. Da quattro giorni. E' che stavolta proprio non ne avevo voglia. E' che Parigi è sempre quella meravigliosa città. E che i parigini, non so bene cosa gli abbiano fatto, ma hanno smesso di essere stronzi con il turista, anzi ti dirò... sono stati pure amichevoli e simpatici. E dire che eravamo in piena greve, perchè da loro gli scioperi sò cose serie mica una camminata in centro e via, e la città era in ginocchio privata delle sue arterie fondamentali (le linee del metrò) e che c'era la finale della Coppa Mondiale di rugby con conseguente invasione di tifosi inglesi molto molesti (non tutti) e molto ubriachi (tutti). Parigi è la mia città, mi hanno detto, e forse è vero perchè non voglio mai tornare, perchè mi sembra che quei luoghi e la routine e la temperatura e tutto quel ben di Dio di offerta culturale sia lì perchè io ne usufruisca. Omone si è innamorato anche lui della Ville Lumiere, abbiamo passeggiato quasi per ogni arrondissements, abbiamo fatto spese e mangiato in veri bistrot. Una cena soprattutte: a Le Grand Colbert. Tutto genuinamente parisienne e tutto segnato dal fatto che noi quel posto lo avevamo sentito nel film "Tutto può succedere" e, sempre nel film, si consumava lì il finale con una bellissima scena con Jack Nicholson, Diana Keaton e Keanu Reeves. E noi eravamo seduti proprio lì ed eravamo davvero felici e davvero ubriachi. E tornando la prima cosa che ho pensato è che mi piacerebbe avere una casetta lì e allora ho cominciato a cercarla... ho smesso quasi subito. Prezzi proibitivi. Altro che bolla immobiliare. Lì è un maxi pallone. Però possiamo continuare a sognarlo, come anche a programmare la prossima gita. Che questo è gratis, no?







