Parlo spesso ultimamente di quanto io sia diventata insofferente, a volte addirittura intollerante. E' come se nutrissi una paura profonda e questo mi fa essere quotidianamente interrogativa rispetto alle posizioni progressiste che ho sostenuto finora. Dicono che l'intolleranza sia paura e penso sia un'affermazione corretta. Per potersi permettere la tolleranza e l'accettazione bisogna essere sicuri e confortati. Bisogna sapere che i proprio spazi, le quotidianità e le abitudini sono solidi, non minacciati, non perturbati. E tutto questo in una realtà liquida e trasformabile diventa ogni giorno più difficile. Allora l'esercizio dell'accoglienza si fa spinoso e, tentando nel quotidiano, spesso inciampo e di questo mi vergogno.
Però, pensandoci bene, l'ho presa davvero alla lontana...
Stasera ho visto Road to Guantanamo ed una cosa, una sola, riuscivo a pensare: possiamo permetterci di esprimere un'opinione di condanna solo e soltanto finchè le nostre azioni non aggrediscono. Possiamo dire quanto orrore suscitino estremisti o reazionari solo se continuiamo ad esercitare il rispetto e la democrazia. Quanta vergogna provavo stasera del mondo che abito, quanta vergogna dell'essere umano, che quotidianamente provo a difendere per le sue debolezze. Ieri sera ascoltavo l'intervista fatta ad Adriano Sofri da Fazio e ho provato un vero brillìo quando, citando Don Milani, si diceva che nella vita non si possono amare davvero più di 300 o 400 persone. Perchè l'amore è impegno, è azione. L'amore non è parola, non è esercizio retorico di posizioni progressiste, non è un salotto da cui guardare sapendo che nulla ti toccherà. Non credo Cristo fosse reazionario... ma penso che non fosse nemmeno progressista. Perchè Cristo si sporcava le mani, camminava e mangiava accanto al prossimo. Questo è amore, è partecipazione. Il resto, temo, sia ipocrisia o, al meglio di una lucida consapevolezza, vergogna.







